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Non mi piace dire lo avevo scritto. Mi tocca dirlo ora. L’accusa di stupro contro Strauss-Kahn è di fatto caduta. L’indagine di un procuratore, giovane a caccia di successo come Cyrus Vance fa acqua da tutte le parti. Fa acqua persino nel sistema giudiziario più barbarico e primitivo del mondo occidentale come quello americano. Guarda caso poi le accuse sono cadute a qualche giorno dalla nomina della nuova direttrice del FMI, la francese Lagarde. Strauss-Kahn è stato bruciato all’FMI perché molto della sua politica non piaceva alle grandi banche internazionali. Sapeva benissimo e non ne aveva fatto mistero che la soluzione adottata per “salvare” la Grecia stava salvando solo le banche e stava facendo solo macelleria sociale dei greci. Bisognava farlo fuori. E siccome ogni uomo ha un suo lato di imbecillità si è usato il sesso. Quel che mi amareggia non è la vicenda in sé. In un certo qual modo se Strauss-Kahn non sa tenersi i genitali nei pantaloni è bene che sia “punito”. Ma il caso Strauss-Kahn ha un conto che stanno pagando i greci, gli irlandesi, i portoghesi e gli spagnoli e – presto – anche noi. Mentre femministe affette da cecità si affrettevano a gridare allo stupratore, ipocriti politici francesi si dichiaravano disgustati e al pubblico si ammannivano storie da giornaletto scandalistico, nessuno si fermava a riflettere. Nessuno si è domandato a chi dava veramente fastidio Strauss-Kahn. Qualche imbecille ha persino parlato di un complotto di Sarkozy. Per capire ancora meglio chi ha fatto fuori Strauss-Kahn non vi resta che aspettare le prossime mosse neo-liberiste del FMI e l’agonia infinita della Grecia. Farsi la domanda giusta è l’unico modo di salvarsi.

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