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Se qualcuno non lo avesse capito la partita della crisi finanziaria è arrivata al suo giro di boa. La corsa è cominciata nel 2001 con l’introduzione dell’Euro. A essere precisi è cominciata molto tempo prima, quando i vari Paesi hanno “messo ordine” nei loro conti per entrare nella moneta unica. “Mettere ordine” ha significato per molte economie semplicemente truccare i conti. La Grecia ha truccato i conti, hanno truccato i conti gli irlandesi, i portoghesi, gli spagnoli e anche noi italiani. Tutti sapevano che c’era il trucco ma nessuno ha fiatato. Non hanno obiettato neppure i francesi e i tedeschi. Occorreva fare l’euro a qualsiasi costo. Nel primo decennio dell’euro è successo quello che anche un bambino avrebbe saputo predire: le economie forti avrebbero egemonizzato quelle piccole. I soldi dei risparmiatori francesi e tedeschi hanno nutrito le banche francesi e tedesche, le banche hanno prestato soldi ai Paesi più deboli, i paesi più deboli hanno comprato i prodotti francesi e tedeschi e il meccanismo ha continuato a girare. Un meccanismo rozzo che per continuare a funzionare ha bisogno di essere continuamente alimentato. Il risultato è che le economie più deboli in Europa si sono indebitate al di là del possibile. Oggi la ricetta

Non sempre una crisi profonda è un guaio

per salvare la Grecia è un esempio dell’imbecillità politico-economica che domina Parigi e Berlino, soprattutto Berlino. Il primo prestito concesso alla Grecia ha salvato le banche francesi e tedesche che si erano indebitate con i buoni del tesoro greci. Oggi arriverà alla Grecia un secondo prestito di 120 miliardi di euro con un tasso di interesse annuo del 5,2%. Per restituire il nuovo (e il precedente prestito) il governo greco varerà altre manovre di austerità e venderà ai privati tutto quel che può vendere. Grazie a questa ricetta la Grecia comincerà a restituire i soldi ottenuti a partire dalla metà del 2012. Questa è la favoletta che ci raccontano i giornali e che francesi e tedeschi ci fanno credere. In realtà tutti sanno che è pura fantascienza. La Grecia non è in grado di restituire niente a nessuno. La ragione è semplice: nessuna nazione è mai uscita da una crisi soltanto con i tagli. Anzi, i tagli se fatti male, se fatti in modo orizzontale – come quelli del nostro disastroso ministro Tremonti – non guariscono ma affossano. Ed infatti i tagli già attuati in Grecia non hanno portato a nessun risultato positivo: alla fine dell’anno la disoccupazione sarà al 20% (oggi è al 16%), le entrate fiscali sono diminuite perché c’è sempre meno da tassare e chi evade le tasse continua a farlo indisturbato. A questo punto salvare la Grecia è una questione che ha ben poco a che fare con i greci. Se i governanti greci avessero a cuore il loro popolo farebbero l’unica cosa sensata che gli rimane da fare: dichiarare bancarotta e uscire dall’Euro. Adottare cioè la ricetta  dell’Argentina nel 2001. Gli argentini nel 2001 hanno detto “no, grazie” agli aiuti del Fondo Monetario Internazionale e hanno semplicemente dichiarato di non avere più risorse per far fronte ai deboli. Hanno cioè detto – scusate il “francesismo” ma è per capirci meglio – “fottetetevi” al capitale internazionale, ai fondi pensione, agli speculatori piccoli e grandi. E così sono andati a farsi fottere anche un certo numero di “risparmiatori” italiani che avevano comprato bond argentini. Non ho alcuna solidarietà per questi connazionali e – anzi – sono anche un po’ contento che abbiano perso i loro soldi. I bond argentini promettevano interessi da usurai e i “risparmiatori”, consigliati dalle banche accorrevano come api sul miele. A pagare quegli interessi folli sarebbero stati i cittadini argentini. Bene. Cosa credete sia successo all’Argentina dopo il 2001? Da quella bancarotta l’Argentina si è risollevata e – libera dal peso dei debiti e degli interessi – ha cominciato a volare diventando una delle economie sudamericane più in crescita. Allora il punto è: la Grecia è già fallita ma fa comodo a tedeschi e francesi tenerla in stato di coma vegetativo. La speranza è che massacrando i cittadini greci si possano salvare gli investimenti stranieri in Grecia, non i greci. Ma cosa succederebbe se domattina i greci riprendessero in mano il proprio paese e dichiarassero bancarotta? Tutti gli euro della Grecia si trasformerebbero in una notte in svalutatissime dracme. La gente soffrirebbe e soffrirebbe molto per un paio d’anni ma l’intera economia nel giro di quattro-cinque anni si rilancerebbe proprio perché senza  debiti e fuori da quella follia strangolatrice che è diventata l’euro per le piccole economie del Sud-Europa. I greci soffrirebbero ma per un periodo di tempo inferiore a quello che soffriranno per restituire i prestiti “generosamente concessi” dai tedeschi e dai francesi. A trovarsi in una brutta situazione sarebbe Berlino e Parigi. Perché se i greci uscissero dall’euro dichiarando bancarotta anche irlandesi e portoghesi sarebbero tentati a fare altrettanto. Poco male si dirà: i soldi per assorbire il colpo di tre piccole economie ci sono. A fatica ma ci sono. Solo che si aprirebbe come una voragine il problema della Spagna e pi quello dell’Italia. La Spagna è la dodicesima economia mondiale, l’Italia la settima. Non ci sono abbastanza soldi per salvarle tutte e due. Anzi neppure per salvare la Spagna. Per questo motivo formalmente la Grecia non deve fallire. Per questo motivo saranno i cittadini a pagare la corruzione, il disordine, l’avidità, l’assenza di ogni eticità dei loro governanti. L’euro oggi fa comodo solo ai tedeschi e (anche se un poco di meno) ai francesi. Non fa comodo agli irlandesi, ai portoghesi, ai greci e agli spagnoli. E non fa più comodo neppure a noi italiani.
Già …. noi italiani. Noi che abbiamo una delle classi dirigenti più corrotte ed incapaci, una classe imprenditoriale fatta per lo più di “padroni” medio piccoli. E quando dico “padroni” non sto riesumando un lessico marxista. Perché sono veramente “padroni” questi ex-artigiani troppo cresciuti, ignoranti di ogni cosa che non sia il profitto immediato, senza serie basi di preparazione imprenditoriale che ci stanno tirando a fondo. I greci non hanno industrie e noi non abbiamo industriali. E, a guardare bene, il risultato finale è lo stesso. Guardate le statistiche a proposito dell’impiego di dirigenti nelle aziende italiane. Guardate i cda delle aziende del mitico nord-est. Ci troverete i figli e le figlie impiegate in ruoli chiavi: direttori marketing, comunicazione, produzione. Non gente che si è preparata ma i figli e le figlie di ex-artigiani che fanno finta di essere imprenditori. Gente che ai convegni parla di “innovazione” e che sa risanare i bilanci solo portando la produzione all’estero o licenziando e comprimendo i salari.
Oggi Bossi, il “senatur” della Lega Nord, dice che siamo fortunati: se non ci fosse la Lega faremmo la fine della Grecia. Siamo abituati alle dichiarazioni prive di senso di Bossi (che giustificano la non brillante fama del figlio, “il Trota”) ma c’è da temere che in questa dichiarazione ci creda realmente. La Lega tiene attaccata la spina ad un governo assolutamente incapace di gestire la crisi che bussa alle nostre frontiere. Avremmo il tempo per parare il colpo.  Ma ci servirebbero degli statisti e non dei politicanti. Servirebbe dare un colpo mortale all’Italia delle corporazioni e delle lobby. Servirebbe abolire gli ordini professionali, far rientrare i nostri soldati dai teatri di guerra e fermare per due anni le spese militari che non siano la normale amministrazione. Servirebbe puntare realmente sulla innovazione spendendo soldi a palate nei settori economici più promettenti. Servirebbe smettere di ascoltare le assurdità che la Marcegaglia emette un giorno sì e uno no. Servirebbe introdurre una vera riforma fiscale che rilanci la classe media e tassi in modo anche spietato le rendite finanziarie. Servirebbe cioé mettere in dubbio a 150 anni dalla fondazione del Paese quei fondamenti cialtroneschi che ci hanno impedito di diventare un Paese serio. Questo non è il momento di fare tagli indiscriminati, è il momento di rilanciare la ricerca, la scuola e l’università, le energie rinnovabili. Questo è il momento di creare un nuovo patto generazionale e nazionale. Questo è il momento di ridare dignità al lavoro. Perché se anche arrivassimo al pareggio di bilancio con il 15% di disoccupazione generale e il 40% di disoccupazione giovanile (sì è un’altra previsione, potete segnarvela) ci arriveremo morti. Se solo la Grecia avesse l’orgoglio che neppure noi abbiamo e dichiarasse bancarotta ci porrebbe tutti di fronte alla realtà. Dubito che i greci vogliano farsi questo favore e vogliano farlo a noi.

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