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Il caso Strauss-Kahn diventa sempre più strano e – contemporaneamente e paradossalmente – sempre più chiaro. Volevano le sue dimissioni e le hanno ottenute. Distruggendolo e intimidendolo. Distruggendolo prima con la trappola organizzata nella famosa suite del Sofitel di New York. Intimidendolo negandogli la libertà su cauzione e sbattendolo nel peggior carcere disponibile. Un bel passaggio televisivo con le manette ai polsi et voilà, il gioco è fatto. Non appena Strauss-Kahn ha firmato le dimissioni ecco che, come per magia, la giustizia americana non ce lo fa vedere più e lo libera su cauzione.

I contorni della trappola cominciano a farsi più chiari. Strauss-Kahn ha (a questo punto aveva) il vizietto di copulare spesso e volentieri. I suoi gusti e predilezioni sessuali qui non ci interessano nei particolari. Servono solo a costruire il quadro della vicenda. Kristin Davis – la maitresse meglio nota come “Lady Manhattan” ha dichiarato che Strauss-Kahn aveva utilizzato la sua “agenzia” sin dal 2006. Un habitué del sesso a pagamento con prostitute di alto bordo insomma. Probabilmente al Sofitel il via vai di affascinanti prostitute è una normalità come in tutti gli hotel di lusso. Neppure le abitudini di Strauss-Kahn devono essere passate inosservate. Perciò tutti sapevano. Strauss-Kahn aspetta una prostituta per “giocare” un po’ prima di pranzo. Ma, guarda caso, invece della prostituta entrala cameriera di piano. E Strauss-Kahn fa esattamente quello che avrebbe fatto da bravo frequentatore di prostitute. Il fatto che lei resista non gli da da pensare troppo, magari fa parte delle sue fantasie di potente debosciato.

Consumato l’atto sessuale Strauss-Kahn se ne va. Scappa? No. Lascia oggetti personali e il suo telefono cellulare e se ne va a pranzo con la figlia. Accortosi di non avere più il telefono chiama il Sofitel per accertarsi che sia lì. Probabilmente per farselo riportare in aeroporto. E, naturalmente, allo staff dell’albergo dice che prenderà un volo per Parigi. Ci sono tanti modi per scappare però difficilmente questo sembra un tentativo di fuga. Perché Strauss-Kahn non sta scappando: ha avuto un rapporto con una prostituta, punto. Come magari centinaia di altre volte. Perché gli dovrebbe saltare in mente di scappare? La cameriera violentata – alta un metro e ottanta e per giunta francofona – probabilmente rispondeva alle caratteristiche richieste in fase di “contrattazione” con “l’agenzia”. Solo che Strauss-Kahn non l’ha capito.

Fin qui la trappola. La stampa italiana ha affrontato il caso come al solito guardando l’ombelico nostrano. In altri termini: si scrive di Strauss-Kahn ma si pensa a Berlusconi. Un esempio per tutti è l’articolo di Vittorio Zucconi che – come al solito – da anni vede una America che esiste solamente nella sua testa. Gli interessava non tanto la vicenda – troppa fatica documentarsi – quanto dipingere la giustizia americana come insensibile al ruolo e al grado degli imputati. Insomma per Zucconi Strauss-Kahn è un porcaccione (e siamo d’accordo) come Berlusconi (cosa che ciascuno può decidere dopo aver valutato le intercettazioni telefoniche degli ultimi tempi). Zucconi – e buona parte della stampa italiana a Sinistra se ne frega di Strauss-Kahn, del fatto che solo una giustizia barbarica come quella statunitense esponga imputati alla gogna mediatica. Esposizione poi che è molto relativa: siamo abituati di certi processi americani a vedere soltanto i disegni degli illustratori americani perché le telecamere non sono ammesse. Francamente non so quali siano le modalità con le quali si decide se ammettere o no le telecamere nelle aule di giustizia ma, alla fin fine anche questo è un particolare. Il giornale più berlusconiano in edicola, Il Foglio la butta in filosofia contrapponendo le regole del diritto (barbarico) anglosassone con quello romano. E di economia chi se ne occupa? Il Sole24Ore ci propina oggi uno scialbo articolo sulla successione a DSK elogiativo della designata Lagarde.

Per i giornalisti italiani gli italiani devono essere i soliti cretini che non vale la pena informare. Tutt’altra faccenda sulla stampa straniera, basta vedere il Wall Street Journal che in una serie di articoli si focalizza sulla lotta per la successione di Strauss-Kahn. Perché è proprio questo il problema. Strauss-Kahn come abbiamo già detto nel post precedente era favorevole al salvataggio della Grecia e delle altre economie europee in difficoltà. Era persino favorevole che la direzione del Fondo Monetario Internazionale andasse ad un rappresentante dei paesi emergenti. Nessuno in Italia ci dice che i Paesi Europei da soli non possono eleggere un nuovo direttore. Nessuno si ricorda il caso di Caio Koch-Weser che nel 2000 venne bruciato dagli americani perché aveva alle spalle solo il “sì” degli europei. Sono gli USA – quegli stessi Stati Uniti sul cui territorio è scattata la trappola a Straus-Kahn – che alla fine decideranno. Il posto resterà ad un europeo con molta probabilità e per una ragione semplice: mettere in dubbio la divisione attuale (un americano a capo della Banca Mondiale, un europeo a capo del Fondo con un vice americano) significherebbe al prossimo rinnovo della Banca Mondiale mettere in dubbio assetti delicati. Ma dovrà essere un europeo gradito agli Stati Uniti e poco esposto sul fronte degli aiuti ai Paesi europei in crisi. Altrimenti la trappola che ha incastrato Strauss-Kahn non avrebbe avuto l’effetto desiderato.

La partita che si è giocata su DSK e che si gioca ora sul nome del suo successore è in realtà una partita che si gioca sulla pelle dei cittadini europei. Sui greci, sugli irlandesi, sui portoghesi e su tutti noi. Senza la forte copertura del Fondo Monetario sarà tutto più difficile. I tedeschi che si sono stufati di aprire i cordoni della borsa avranno l’ottima scusa che – da soli e con la Banca Europea – non è possibile salvare la Grecia (e qunidi nei prossimi mesi una Spagna che è già in fiamme).

Ma di tutto questo nessuno ci informa. Tanto a noi l’economia non interessa.

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