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Sabato 14 maggio 2011. New York ore 13 locali (le 19 di Parigi). Uno degli uomini più potenti del mondo esce dalla doccia della sua camera d’albergo. La suite 2806 del Sofitel sulla 45a Strada vicino a Times Square. Nella suite è entrata una cameriera di piano per rifare la stanza convinta che non ci sia nessuno. L’uomo la vede, la aggredisce. Tenta di sodomizzarla, non ci riesce e la costringe a praticargli del sesso orale. Ore 13.20: la donna riesce a fuggire dalla stanza. L’uomo si riveste, esce (dimenticandosi il telefono cellulare nella stanza) e si dirige in aeroporto. Sale su una aereo della Air France diretto a Parigi. Ore 16.40 Gli agenti della polizia di New York – avvertiti dal personale dell’albergo – salgono sull’aereo e lo arrestano.
Ore 18.33 Il New York Post ed il New York Time pubblicano la notizia sui loro siti web.

Dominique Strauss-Kahn

I giornali di tutto il mondo “scoprono” che l’uomo è una sorta di maniaco sessuale Che aveva avuto una storia con una sua collaboratrice, che frequentava club privati per orge e scambi di partner, che non riusciva a resistere alla presenza di una donna e – compulsivamente – era abituato a fare proposte oscene a qualsiasi donna fosse di suo gusto.
Non è l’inizio di una trama sgangherata di un romanzetto. Si tratta di quanto è accaduto a Dominique Strauss-Khan, presidente del Fondo Monetario Internazionale, ieri. I pennivendoli locali amici di Berlusconi

gongolano e “Il Giornale” conclude un lungo articolo con queste due frasi “La notizia del tentato stupro di una cameriera in un albergo di New York rappresenta l’epilogo quasi ovvio di un uomo incapace di dominare se stesso e le proprie pulsioni. Che trauma, per i francesi che non frequentano la Parigi delle élites, scoprire che uno dei loro uomini migliori, il presidente del Fondo monetario internazionale, è molto, ma molto peggio di Berlusconi”.
Lascio da parte le miserie della stampa italiana. Vorrei fare un altro ragionamento. In primo luogo fotografare il personaggio Strauss-Kahn. Non si tratta di un “parvenu” della politica. Dal 1976 milita nel Partito So

cialista francese. Una figura di spicco del Partito e un economista brillante. Dal 2007 seduto sulla poltrona più importante del mondo dopo quella di Barack Obama ha affrontato la crisi del 2008 con un piano preciso: impegnare le risorse finanziarie del FMI per salvare i Paesi in difficoltà. prima fra tutti la Grecia. E proprio il 15 maggio  avrebbe dovuto essere presente a Bruxelles per un vertice europeo per discutere su come aiutare Grecia, Irlanda e Portogallo ad uscire dalla crisi. La sua posizione in merito si conosceva già: evitare il default dei tre Paesi in crisi.
L’affare della camera d’albergo era stato preceduto da una serie di attacchi nell’ultimo periodo particolarmente accaniti. Strauss-Kahn era stato accusato di essere uno spendaccione insensibile ai guai della povera gente. A riprova di questo fatto era stata pubblicata una fotografia che lo ritraeva vicino ad una Porsche. Poco male che l’auto non fosse sua e poco male che non fosse neppure a bordo: era bastato per far gridare allo scandalo i giornali (specie di destra). Lo “scandalo” della Porsche risale al 28 aprile 2011, poco più di quindici giorni fa. Tre giorni fa, il 12 maggio, il giornale “France Soir” riporta la notizia secondo la quale Strauss-Kahn si sarebbe fatto confezionare da un sarto un abito su misura. L’articolo notava che i prezzi di questo lussuoso sarto vanno dai 7000 ai 35000 euro per un abito del genere.

Strauss Kahn e la Porsche

La foto che "dimostrerebbe" che Strauss-Kahn possiede una Porsche. Il tentato scandalo risale a pochi giorni prima dell'arresto a New York

Accuse poco efficaci. Il punto debole di Strauss-Kahn è noto: sin da giovane lo si rimprovera di avere una esagerata tendenza a interessarsi sessualmente delle donne. I meno amici da sempre lo accusano di essere un compulsivo sessuale. Questa etichetta oramai fa parte del personaggio. Il suo punto debole è noto.
In Francia si guarda al beneficiario di questo scandalo: Nicholas Sarkozy. Il Presidente francese si sentirebbe sollevato dal crollo nel fango di Strauss-Kahn: da tempo le ipotesi di una sua candidatura all’Eliseo erano  continue. Alcuni fanno notare che la Sofitel è una catena alberghiera francese. Altri si spingono a ipotizzare  che si tratti di un complotto e che Sarkozy sarebbe il mandante.
Una trappola ordita da Sarkozy è una idea che può essere coltivata soltanto da chi non conosce i francesi. Il prestigio della nazione sbattuto in prima pagina non è esattamente la cosa che piace di più né al cittadino né al Presidente francese. Ordire un complotto che faccia vedere un ex-ministro francese in manette fuori da un commissariato di Harlem non è nello stile della Francia.
Con questo non voglio dire che non ci sia stato un complotto. Anzi. A mio avviso questo è un complotto. Penso però che il mandante non sia Sarkozy. Penso piuttosto che l’ondata, meglio dire lo tsunami di fango sia partito proprio dagli ambienti finanziari. La posta in gioco è molto alta. Ho già scritto in un post precedente che il default della Grecia (la prima, seguita eventualmente da Irlanda e Portogallo) farebbe comodo a molti speculatori finanziari internazionali. Se la linea di aiuti continuasse (anche se come ho già detto è per me una strategia che non salverà nessuno) ci vorrebbero più soldi per far saltare Atene. Ma non soli gli speculatori hanno tutto l’interesse a vedere Strauss-Kahn in manette. Ci sono anche tutti i Paesi che pensano si debba arrivare ad una UE a due velocità: una del Nord con le mani sui cordoni della borsa e una al Sud, più povera e controllata. Si tratta di interessi enormi. Incastrare Strauss-Kahn è stato un gioco da ragazzi. L’uomo aveva un curriculum ideale per essere accusato plausibilmente di una tentata violenza. Basta vestirlo da maniaco sessuale e il gioco è fatto. In questi minuti il Fondo Monetario Internazionale ha annunciato che l’attuale vice presidente John Lipsky sarà ad interim il nuovo presidente. Non vi dice nulla questo nome? A me sì. Lipsky nel 1978 – durante il governo Pinochet – era il rappresentante del FMI in Cile, mentre i liberisti di Chicago “mettevano ordine” nel Paese scosso da Allende. Nel 1984 ha lavorato per Salomon Brothers, poi per la JPMorgan  divenendo “Vice Chairman”. Sappiamo già che se ne andrà entro l’agosto 2011 come aveva già annunciato. Intanto l’FMI è in buone mani. In mani americane perché la tradizione vuole che il Presidente sia sempre un europeo.
Lo scrive oggi Rampini su “La Repubblica”: “Dsk lavorava per una soluzione socialmente sostenibile”, ma una soluzione socialmente sostenibile della crisi significa danneggiare molti interessi, grandi interessi. Non vorrei essere un cittadino di Atene in questo momento.

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