Vittorio Arrigoni è morto. Ucciso da un gruppo estremista islamico in lotta con Hamas per il controllo del territorio di Gaza. Solitamente mi occupo in queste pagine di economia e non di politica. Tuttavia l’omicidio di Arrigoni mi ha fatto pensare. Mi hanno fatto pensare le reazioni a Sinistra. Reazioni da rana di Galvani, automatiche. Un coro unico: Arrigoni è stato ucciso dal Mossad perché con la sua presenza raccontava quanto accadeva. Una versione che non è stata scalfitta neppure dalla stessa Hamas che, oramai, ha smesso di accreditare questa ipotesi. Il dramma nelle situazioni politiche non sono quelli che non vedono la realtà ma quelli che vogliono vedere la realtà esattamente come hanno deciso che sia.
Arrigoni era un militante che meritava rispetto da vivo e lo merita da morto. Le sue idee – espresse in tanti post e in tanti luoghi – erano in equilibrio precario tra l’ingenuità e l’irrealismo. In poche parole teorizzava l’idea della fine del conflitto arabo-israeliano attraverso la creazione di un unico Stato misto. Sul suo blog scrivev a proposito di Israele che bisognava “rimpiazzarlo senza spargimenti di sangue con uno stato democratico, laico, secolare, magari sui confini della Palestina storica e che inglobi palestinesi e israeliani sotto eguale diritto di cittadinanza senza discriminazioni etniche e religiose”. Era un sognatore ma non per questo uno stupido. Sapeva esattamente dove stava. Un mese prima di morire aveva documentato gli scontri all’interno di Gaza tra le diverse anime dei movimenti palestinesi durante i quali una manifestazione a favore dell’unità era stata pesantemente repressa da Hamas. Sapeva dove stava e vedeva e prendeva posizione. Era chiaro che era contro Fatah da tutti i suoi scritti. Ad aggravare la situazione il fatto che stava lì nel posto dove le cose accadevano.

Su molte delle cose che scriveva non ero d’accordo. Non ero d’accordo con il suo essere in costante polemica sulla rete. Con il suo lanciare provocazioni e accettare provocazioni. Bersagliato dai fanatici filoisraeliani di casa nostra bersagliava a sua volta. Però stava nella logica delle cose.

Ora di Arrigoni. Esistono due versioni e nessuna delle due sta parlando di Arrigoni. C’è la versione della “Sinistra autistica” che sostiene (ha almeno sostenuto per giorni) che l’omicidio sarebbe un “omicidio mirato israeliano”. Il movente? Chiudere la bocca ad un testimone scomodo. Peccato però che Arrigoni non fosse a Gaza l’unico testimone che faceva rimbalzare le cronache della Striscia sui computer occidentali. Posto che lo scopo fosse farlo tacere perché solo lui? O meglio perché lui e non qualche altro tra i tanti attivisti-giornalisti presenti a Gaza City? Chi continua a sostenere questa tesi dell’omicidio mirato israeliano sembra non aver mai letto veramente quello che sul suo blog Guerrilla-radio postava Arrigoni. Mi spiego. In un pos del 12 aprile 2011 (pochi giorni prima di morire) Arrigoni attaccava Mohamed Dahlan uno dei capi di Fatah definendolo “il più filosionista e flostatunitense dei leader di Fatah venduti alla causa di Israele”. Non una cosa da nulla, per capirci dare una definizione del genere è come la scena del film “I cento passi”. Non è che diventi simpatico al mafioso se gli urli di notte sotto casa che è un “uomo di merda”. Senza contare le botte che Arrigoni si prendeva quando cercava (vedi sopra) di favorire l’unità tra tutte le fazioni impegnate a massacrarsi a vicenda. Di gente che a Gaza aveva qualche motivo per avercela con Arrigoni ce n’era. Probabilmente c’era solo l’imbarazzo della scelta. Ma la Sinistra autistica non vuole vedere quello che Arrigoni vedeva, ossia che non esistono macrocategorie di “buoni” e “cattivi”. Che il fatto di essere palestinese e di essere a Gaza non promuove automaticamente a “buono” per unzione divina. Arrigoni sapeva benissimo che al di là delle ragioni della resistenza palestinese all’interno di quella resistenza stanno interessi, corruzione, egoismi e criminalità. Esattamente come ovunque. A differenza di quelli che stanno in poltrona lui da lì sapeva bene che non tutti quelli che scavano tunnel per far arrivare merce dall’Egitto possono essere definiti patrioti. Sapeva benissimo che per alcuni è un affare lucroso. Ma alla Sinistra autistica piace semplificare e ridurre Arrigoni a ciò che non era. A sorvolare sul fatto che era molto più scomodo a determinati interessi palestinesi che con la causa palestinese non hanno niente a che spartire. La Sinistra autistica non vuole vedere quello che Arrigoni vedeva per non danneggiare il suo sogno. Purtroppo è pipla sindrome di Che Guevara. Ho un mito e deve essere puro. Che poi Che Guevara fosse favorevole alla pena di morte e la amministrasse nella prigione fortezza di La Cabana non è un problema. Il mito deve essere puro. Che Guevara è un mito che va bene anche al più incallito oppositore della pena di morte. Il mito deve essere puro: i palestinesi tutti quanti sono buoni e non possono aver ammazzato Arrigoni. Così di Arrigoni, come di Che Guevara ci rimarrà non una storia – anche bella e forte da raccontare – ma solo un mito. C’è già l’icona pronta: Arrigoni che fuma la pipa proprio come Che Guevara. Cosa siamo destinati a capire di quel che succede a Gaza se decidiamo di mummificare in una versione tutta “politica” quel che è accaduto? Chi stiamo salvando autoingannandoci che le cose siano andate in un modo diverso dal reale? Rimarremo qui, ciascuno seduto nella sua poltroncina da rivoluzionario internettiano, a raccontarci la fiaba che ci fa più comdodo. Da vivo Arrigoni – che si fosse d’accordo con lui o meno – aveva dato un senso alla sua vita. Raccontare le fiabe significa consegnare alla memoria un Arrigoni morto in una vicenda senza senso. Una vicenda che però fa benissimo solo agli slogan.

La Destra con i suoi Biloslavo, De Biase, Battista, Informazione Corretta, Nirenstein fa il suo sporco lavoro. Producendosi nel digrignamento di denti sputa fuori la bava consueta. Così al “mito” contrappone il “vilipendio”. Arrigoni nella migliore delle ipotesi era uno stupido. Comunque un antisemita viscerale. Uno che non aveva capito nulla e che è stato ucciso da un popolo di assassini ontologici. Fiamma Nirenstein è la live danzatrice sui cadaveri di sempre quando scrive: “quando vai a Gaza, come in Af­ghanistan, devi sapere bene che la nostra concezione della vita, con tutti i suoi difetti e le sue falle, è tuttavia così carica di valore in sé che ci è difficile acce­de­re l’idea che un terrorista sui­cida, o la madre di terrorista sui­cida, o un gruppo di amici che magari vedi tutti i giorni, possa­no attribuirle valore a seconda di una scala che vige solo secon­do la sharia e l’interpretazione del potere vigente“. Un capolavoro. La carsica vena razzista della Nirenstein si alimenta dell’omicidio Arrigoni per poter dire che se sei arabo sei “de facto” e “de iure” un tagliagole. Ben gli sta ad Arrigoni insomma. La Nirenstein è la deputata del PDL che tre anni fa votò a favore (insieme al PD, al PDL, alla Lega) al trattato di amicizia con Gheddafi. Senpre la stessa Nirenstein che tuona per il rovesciamento del dittatore che però tre anni fa era un importante baluardo contro l’estremismo islamico. La Nirenstein è l’epitome della Destra che vola, vola alta come gli avvoltoi quando c’è qualche cadavere da spolpare. Di più su questa gente non c’è da dire.

Vittorio ti sia lieve la terra.

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