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Non solo noi poveri mortali siamo impegnati a digerire il cenone. Anche le grandi banche e gli speculatori internazionali si sono presi un periodo di pausa. La pausa però finirà domani. E da domani inizierà l’offensiva contro il Portogallo. Cosa succederà allora nel 2011? Provo a fare una previsione e visto che questo è un blog per cui qualcuno mi dirà se ho sbagliato:

  1. Da gennaio a (presumibilmente) a marzo la speculazione internazionale colpirà il Portogallo. Gli esiti saranno identici a Grecia e Irlanda. Arriveranno i prestiti sufficienti per tenere a galla tra lacrime e sangue Lisbona.
  2. Da marzo il nervosismo tedesco aumenterà e contemporaneamente i fondi europei per i prestiti saranno finiti. Dopo un breve periodo (diciamo sino a maggio) la speculazione partirà verso il boccone più grosso: la Spagna. Boccone più grosso perché qui l’economia del Paese è decisamente meno fragile della Grecia, dell’Irlanda e del Portogallo. Tuttavia l’attacco sarà differente. In primo luogo per durata e in secondo luogo perché non c’è la necessità di mettere totalmente in ginocchio la Spagna. L’obiettivo è indebolirla e dissanguarla.
  3. A giugno sarà chiaro che quattro Paesi dell’Unione saranno usciti dal circuito del consumo europeo (Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna). Uscire dal consumo europeo significa che i livelli di impoverimento della gente saranno così intensi che si verificheranno i due fenomeni concomitanti: aumento della disoccupazione e frenata dei consumi. La frenata si ripercuoterà sulle economie degli altri Paesi UE.
  4. Nell’autunno (a meno di cambiamenti specifici e non pronosticabili) toccherà all’Italia. Qui aumenterà il livello di disoccupazione e la stagnazione sino a dei livelli specie nel Meridione) quasi ingovernabili a causa della ulteriore pressione speculativa e l’essiccamento di mercati e di competitività del sistema. In più le scelte economiche di questi mesi (tagli verticali a ogni settore e pressione fiscale insopportabile) genereranno l’impossibilità di reagire.

Spero di sbagliarmi. Ma ho dei dubbi.

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