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La grande tensione del voto di fiducia è svanita. Complice la neve, le feste imminenti, l’arrivo delle tredicesime che sveleniscono il clima, il problema va in archivio. Il Parlamento chiude per Natale e in piazza più o meno rimarranno gli studenti.

Magari qualcuno si sarebbe aspettato che l’opposizione, galvanizzata dalla crisi di Berlusconi, si riorganizzasse mantenendo alta la pressione sul Governo. Una attesa che sarebbe lecito aspettarsi in un Paese normale. Questo non è un Paese normale. Non è normale infatti che l’opposizione che fa la faccia feroce in Parlamento sia silenziosa nella realtà quotidiana. Sta succedendo qualcosa sotto la superficie delle dichiarazioni vuote di contenuto? A mio avviso sì. Si stanno completando due fenomeni politici iniziati da tempo. Il primo fenomeno è la corsa verso il Centro. L’analisi comune a tutti i Partiti è che si vinca al Centro per una manciata di voti. Gli italiani sono moderati, quindi occorre fornire una politica di centrista e moderata. A Sinistra questo moderatismo viene chiamato “riformismo”, a Destra non ha un nome ma solo una prassi. Il secondo fenomeno è l’accordo implicito, l’armistizio sostanziale. La palude piace a tutti. Piace alla Lega che deve ottenere ad ogni costo il completamento del federalismo. Piace a Berlusconi che dopo la scissione di Fini ha bisogno di tempo per riorganizzare e rimpastare il Partito-azienda. Piace a Bersani che si trova a dover fronteggiare l’emorragia di consensi interni e la pressione di Vendola. Piace a Di Pietro che deve trovare un posizionamento ad una Italia dei Valori che – aldilà dell’antiberlusconismo della chiacchiera – si è cristallizzato come un Partito meridionalista privo di un punto di vista complessivo sulla politica del Paese. Piace soprattutto a Casini che nella palude si ritrova nel suo habitat naturale nel quale può manovrare andando a cena ora con l’uno ora con l’altro.

Il simbolo di questo amore per la palude è Franceschini che ha dichiarato alcuni giorni fa: “”Siamo al livello massimo di emergenza democratica, i rischi sono fortissimi. Prendiamo un insegnamento dalla storia: i nostri padri, prima di fare le lotte partigiane, non si domandavano ‘sei per la monarchia o per la Repubblica?’. Prima liberarono il Paese e poi iniziarono il confronto politico. Dobbiamo ragionare allo stesso modo”. Il richiamo alla lotta partigiana può sembrare virile e guerriero, in realtà è solo un ruggito da criceto. Franceschini fa finta di non ricordare che la guerra partigiana fu effettivamente una lotta unita nei vertici e non troppo nelle basi. Se studiasse un poco di più avrebbe la sorpresa di scoprire che tra partigiani e badogliani non correva buon sangue e neppure grande cooperazione.

Franceschini il criceto guerriero

Spesso ci si sparò tra partigiani di un colore e quelli di un altro. Ma non è la storia il punto focale. Il succo sta nella idea di creare un Comitato di Liberazione Nazionale per tuffarsi nelle acque melmose di una palude indistinta. L’idea di annullare il concetto di Destra e di Sinistra (cose vecchie!) attraverso l’ammucchiata al centro è più di una idea, è una prassi. L’idea delle primarie nel PD sta andando in soffitta perché – guarda caso – i militanti che vanno a votare non sono moderati. I moderati del PD – guarda caso – quando ci sono le primarie stanno a casa come è successo a Milano. Perciò – ragiona evidentemente D’Alema meglio decidere senza scomodare nessuno. Vendola dal canto suo occupa un vuoto che non interessa nessuno. Poiché il PD ha chiaramente mollato qualsiasi concetto di Sinistra (salvo recuperarlo in un elenco da declamare da Fazio) tutti quegli elettori che pervicacemente si pensano a Sinistra non sono più una “merce elettorale” appetibile che si può lasciare a Vendola. Non a caso chi ha più paura di Vendola non è Bersani ma Di Pietro che negli anni ha cercato di inglobare gli elettori di Sinistra sotto la bandiera dell’antiberlusconismo. Ma Di Pietro è strutturalmente incapace di delineare un progetto per l’Italia e sa che Vendola dal punto di vista della capacità politica è decisamente superiore.

Un Berlusconi più o meno bollito che navighi ancora più del solito a vista fa comodo a tutti quanti. Si guadagna tempo per riposizionarsi. La crisi ha scompaginato la tranquillità. Occorre dare un senso ad una alleanza demenziale tra Rutelli, Casini e Fini. Occorre trovare un punto di convergenza in un centro-centro-sinistra.

La dimostrazione di questo moderatismo paludoso è l’assenza nella agenda politica dei partiti “progressisti” di proposte sulle riforme sociali. Tradizionalmente – sin dagli anni Sessanta – il termometro per misurare lo stato di salute della Sinistra sono state le proposte che andavano a incidere sulla vita quotidiana e pratica dei cittadini: divorzio, aborto, diritto di famiglia, legge 180 sui manicomi sono state le punte di successo della Sinistra negli anni. Attraverso queste iniziative sono passate poi le altre riforme. Il senso della Sinistra è stata laliberalizzazione delle decisioni personali attraverso la riduzione dell’ingerenza etica dello Stato. La Destra si ricompatta sulle liberalizzazioni economiche, la Sinistra su quelle sociali. Oggi di libertà sociali non si parla più.

Qualcuno sente parlare di eutanasia in modo serio? Qualcuno sente parlare di coppie di fatto? Qualcuno sente parlare di divorzio breve? No. Sono temi che nessuno vuol toccare perché sono mine nell’orticello degli apprendisti moderati. Sono temi di Sinistra. Curiosamente neppure Vendola se ne interessa troppo. L’immaginifico narratore pugliese preferisce per il momento posizionarsi a Sinistra ma in una Sinistra “dialogante” che cié su temi che dividono stia silenziosa.

Sta arrivando Natale. Tutti sono più buoni. Tutti sono più moderati. Non disturbiamoli.

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