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Dove ha sbagliato Gianfranco Fini? Come mai ancora una volta l’ineffabile Cavaliere ha prevalso seppure con soli tre voti? In primo luogo Fini ha sbagliato i tempi. O meglio ha usato male il tempo. Una settimana fa probabilmente il Governo sarebbe caduto. Con una settimana in più Berlusconi è riuscito a riorganizzarsi e manovrare. Il voto gli da una possibilità in più per cercare di aumentare i tre voti che è riuscito a “comprare”. Che ci riesca è cosa incerta ma non impossibile. L’altro errore di Fini è stato credere di avere una sponda alla sua sinistra vera. In realtà l’opposizione, e principalmente il PD ha rivelato di essere in una fase confusionale. I giornali di oggi enumerano i “traditori” che hanno dato il voto a Berlusconi. Ma se andiamo a vedere le provenienze vediamo che ad essere determinanti sono stati ex-appartenenenti dell’opposizione non del FLI. Parlamentari ex-IDV ed ex-PD che hanno tranquillamente fatto il percorso verso la sponda berlusconiana. La difficoltà di Fini oggi non è aver perso dei pezzi della sua pattuglia. La sua difficoltà è se esiste o meno una opposizione. Il dramma del Paese è questo: non esistono più teste pensanti che sappiano elaborare una strategia. Questo per due motivi: 1) il PD ora non vuole andare al Governo. Dopo la crisi irlandese la speculazione internazionale sta ricaricando i cannoni e li sta puntando sul Portogallo. Non siamo fuori della crisi e nei prossimi mesi se Lisbona barcollerà i residui aiuti per salvare i portoghesi asciugheranno le possibilità europee. L’Europa dopo aver aiutato la Grecia, l’Irlanda e il Portogallo avrà finito le risorse e i tedeschi non saranno più disponibili a pagare per gli altri. Non è un caso che Angela Merkel abbia detto no alla proposta di bond (o titoli di Stato) europei avanzata da Junker e Tremonti. Così la speculazione – sicura che non ci sarà nessuno a salvare la situazione – attaccherà direttamente Madrid. Questione (e spero di sbagliarmi) di mesi. Bersani non ha nessuna intenzione di essere al timone quando tutto questo avverrà. 2) Non eiste un leader della Sinistra. Nel PD esistono solo veti incrociati. Veltroni contro Bersani, D’Alema contro Vendola. Fuori del PD l’IDV di Di Pietro sta attraversando una crisi profonda. Berlusconi non è caduto e il reclutamento dei quadri dirigenti dell’IDV somiglia più ad una chiamata alle armi dell’armata Brancaleone che ad una cosa seria. I Radicali presenti nel PD anche questa volta hanno dimostrato di essere dei frondisti che giocano per se stessi. Casini al centro ha bloccato l’avventura di Rutelli che come volevasi dimostrare non conta nulla. Quel che si è visto in Parlamento ieri non è stato uno scontro tra una maggioranza e una opposizione. Si è trattato di uno scontro tra correnti del Centro-Destra con l’opposizione che si è limitata a guardare senza avere le idee chiare. Fini è solo e non può contare sulla tenuta dell’opposizione. Può solo sperare in un colpo di fortuna ed ha poco tempo. Più il tempo passa più la campagna acquisti di Berlusconi può fargli perdere dei pezzi. Chi scommette sulle elezioni più vicine non ha capito che gioco si sta giocando. Gli unici pronti alle elezioni sono quelli della Lega e Casini. Gli altri fanno la “faccia feroce” ma in realtà si guardano bene dal fare qualcosa di fattivo. Se l’opposizione avesse voluto realmente mandare a casa Berlusconi non avrebbe lasciato la piazza ai teppisti e ai provocatori ma l’avrebbe riempita di militanti. Ieri l’assenza di una grande manifestazione di massa, democratica e pacifica da parte della opposizione ha dimostrato una cosa sola: Fini è rimasto con il cerino in mano e deve trovare da solo un modo per non scottarsi le dita. Il prossimo appuntamento è la legge Gelmini. Qualcuno deve trovare un cilindro e un coniglio da tirar fuori perché il tempo lavora per il Cavaliere e – purtroppo solo per lui e non per l’Italia.

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