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Roger Abravanel il "guru" dietro la Gelmini

Ma c’è qualcuno che pensa realmente che il ministro Gelmini abbia potuto pensare da sola la riforma dell’Università che ieri è passata alla Camera (con due modifiche)? Ritenete seriamente che la Gelmini sia in grado di ideare una cosa simile? Se lo pensate siete degli ingenui. Alle sue spalle c’è un guru del capitalismo che da anni con chirurgica precisione si è dato il compito di smantellare progressivamente quel che rimane della scuola e dell’università italiana. Il suo none è Roger Abravanel.

Chi è costui? Nasce a Tripoli nel 1946, si laurea  in ingegneria chimica al Politecnico di Milano, MBA presso INSEAD. Per capire cosa è INSEAD andate a vedervi il loro sito . Ovviamente dopo un così prestigioso Master in Business Administration trova da lavorare – e ci rimane 35 anni – nella società di consulenza McKinsey & Company, raggiungendo le cariche di Principal nel 1979 e Director nel 1984 e uscendone solo nel 2006.

Se non sapete cosa sia la McKinsey & Company diciamo solo che si tratta della più importante agenzia statunitense di consulenza manageriale con sedi in tutto il mondo. Non sono soltanto consulenti di affari ma anche consulenti strategici nel campo della politica. Tony Blair li ha usati e la famigerata Enron era un loro cliente. Insomma una multinazionale della consulenza un think-thank a pagamento che la Destra di tutto il mondo consulta quando si tratta di trovare buone soluzioni per rendere ancora più competitiva la gioiosa macchina da guerra del capitalismo born in USA. Sui disastri combinati dalla McKinsey c’è un divertente libretto (purtroppo in inglese), The Witch Doctors, scritto dai giornalisti John Micklethwait e Adrian Wooldridge del The Economist, che presenta una serie di errori grossolani e disastri che si imputano ad errori di consulenti della McKinsey. Similmente, Dangerous Company: The Consulting Powerhouses and the Businesses They Save and Ruin di James O’Shea e Charles Madigan che esamina criticamente il ruolo della McKinsey nel contesto dell’industria della consulenza.

Dunque il nostro Abravanel nel 2006 se ne esce dalla multinazionale dei guru/stregoni e si occupa di private equity. Di soldi insomma. Fa l’advisor per  i fondi di buyout Clessidra e per il fondo di venture capital Wanaka in Israele fondato nel 2006 con una disponibilità di 50 milioni di dollari. Contemporaneamente – guarda caso – il nostro eroe è in diversi consigli di amministrazione:  Luxottica, BNL, Teva Pharmaceutical Industries (una industria farmaceutica israeliana) e dell’Istituto Italiano di Tecnologia.

Probabilmente non terminerà la sua vita da barbone, probabilmente non dovrà preoccuparsi se dopo anni come ricercatore universitario verrà sbattuto fuori dall’Università. Molto propbabilmente avrebbe potuto continuare a fare i suoi affari e ad accumulare altri quattrini. Ma i soldi non sono nulla per chi ha progetti più ambiziosi, come ad esempio cambiare il nostro Paese attraverso i sistemi educativi. Rendere la nostra scuola ed università in tutto simile al McDonald americano. Una scuola e una università pubblica il più distatrata e senza fondi possibile regno degli “sfigati” e una scuola e università privata dove selezionare la futura classe dirigente.

Lo "stregone" in una recente puntata de "L'Infedele"

Così Abravanel con la parola magica “meritocrazia” inizia a scrivere libri per far passare le sue (non certamente raffinate) idee. Una buona campagna di public relations verso il popolo assetato di guru è quello che ci vuole. Così per Garzanti scrive il libro “Meritocrazia” e poi quest’anno avvalendosi dell’aiuto di Luca D’Agnese “Regole”. Chiamato dalla Gelmini pensa e prepara il progetto “Piano nazionale per la qualità e il merito” che prevede la valutazione degli studenti delle scuole medie italiane e della qualità dell’insegnamento nel 2010-11. Il progetto si estenderà agli istituti medi superiori nel 2011-12. E, ovviamente, sta dietro alla manovra che è destinata ad affossare la libertà negli atenei.

Naturalmente Abravanel scrive sul Corriere della Sera e una delle sue perle di saggezza è questa: “Una sola cosa: la qualità degli insegnanti, l’unica variabile che determina il  rendimento degli studenti, come provato da innumerevoli ricerche sulle migliori scuole del mondo. Non la dimensione delle classi. Non le ore di insegnamento. Non quanto si spende nella scuola. Quello che conta è la qualità degli insegnanti”.

Ossia: non importa se in classe siete in 35, non importa se non avete la carta igienica nei bagni, se l’aula computer ha scassoni di 20 anni fa. Non importa se lo Stato spende cifre ridicole per l’insegnamento. L’importante è che gli insegnanti siano bravi. E chi decide quando un insegnante è bravo o no?  Ma lo decide Abravanel ovviamente. Con i suoi test da consulente aziendale.

Mentre in aula si votava la “Legge Gelmini” e l’Italia dalla Sicilia al Trentino era scossa dalle manifestazioni degli studenti cosa faceva Abravanel? Dov’era? Ma all’Università ovviamente, a Parma a regalare perle di saggezza con una conferenza dal titolo “Regole”. Ha presentato il libro ovviamente. E ha ribadito il nucleo (?) centrale del suo pensiero (?) che sostiene che sono le regole sbagliate che limitano la crescita delle imprese (per es. articolo 18, limiti nelle licenze di apertura dei servizi commerciali), sia da norme non rispettate da imprese che devono rimanere piccole per evadere tasse, oneri sociali e costi ambientali, facendo concorrenza sleale alle imprese in regola. Questi elementi si rafforzano a vicenda e concorrono a creare una struttura industriale dei servizi fatta da piccole imprese spesso poco produttive, con tassi di evasione fiscale e contributiva molto alti e poco orientate alla crescita.

Ci vuole poco a capire chi sta dietro alla Gelmini. Un signore che vorrebbe abolire l’articolo dello Statuto dei Lavoratori che recita ““(…) il giudice con la sentenza con cui dichiara inefficace il licenziamento (…) o annulla il licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo (…) ordina al datore di lavoro, imprenditore o non imprenditore, che in ciascuna sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto autonomo nel quale ha avuto luogo il licenziamento occupa alle sue dipendenze più di quindici prestatori di lavoro o più di cinque se trattasi di imprenditore agricolo, di reintegrare4 il lavoratore nel posto di lavoro. (…)”.

Posto che è lo Statuto dei Lavoratori e la piccola impresa che vanno demoliti. Abravanel vuole  ridefinire le regole nei servizi pubblici locali e nel turismo, per attrarre investimenti di grandi operatori attraverso la nazionalizzazione delle regole e delle concessioni nei servizi pubblici e la creazione di permessi di grandi estensioni territoriali per lo sviluppo turistico. Poi avanza altre tre proposte, orientate ad una riforma della scuola in senso meritocratico, della giustizia civile (misurazione e responsabilizzazione sui tempi dei processi) e del servizio pubblico radiotelevisivo (struttura di governance della Rai orientata più alla qualità e meno alla par condicio).

C’è da dire che il Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli era, forse, meno raffinato delle teorizzazioni di Abravanel – che bisogna ammetterlo  sa parlare meglio.Ma anche Gelli si occupa – in termini più chiari – di magistratura nel suo articolo a1. E a proposito di Rai Gelli scriveva che occorreva “dissolvere la RAI-TV in nome della libertà di antenna ex. art. 21 della Costituzione”.

Pensavate veramente che tutta la riforma del nostro sistema educativo fosse un’idea geniale di Mariastella Gelmini? Pensavate sul serio che la Gelmini che per maturarsi al liceo ha cambiato tre istituti finendo per ottenere la maturità in un Liceo privato, abbia mai pensato al termine “meritocrazia” prima di incontrare l’ineffabile Abravanel? Pensavate veramente che la Gelmini che per diventare avvocato dalla natia Brescia si è spostata a Reggio Calabria per sostenere l’esame di Stato, fosse la mente pensante delle riforme? Beh se lo pensavate siete degli ingenui o delle ingenue.

L’uomo dei test, l’uomo della “meritocrazia” per i ricchi (in fondo essere ricchi è già un merito no?), dell’Università fatta a pezzi e umiliata si chiama Roger Abravanel. Ma non illudetevi che quest’uomo sarebbe altrove anche con un governo differente. Probabilmente in un governo di Sinistra o Centro-Sinistra sarebbe ancora lì dietro le quinte. Probabilmente sarebbe sintonizzato sul progetto di Montezemolo. Un uomo così capace non si cambia tanto spesso specie se c’è da distruggere quel qualcosa che è sempre stato pericoloso per chi vuole governare: la libertà di pensiero.

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