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Luca Cordero di Montezemolo

Lo dicevo ad agosto: la marcia di avvicinamento di Confindustria alle leve del governo si è messa in moto. Ad agosto Montezemolo sembrava piuttosto prudente ma ora, giorno dopo giorno, si fa sempre più esplicito e spregiudicato. L’ultima novità è la “Lista Civica Nazionale” che dovrebbe “unire tutti i moderati e i riformisti di entrambi gli schieramenti”. Si tratta di un altro assaggio per vedere le reazioni. Una tattica conosciutissima. Una idea che sta nello stile di Confindustria. Basta notare il profilo delle comparsate delle donne e degli uomini di Confindustria per capire il gioco. Ad esempio l’intervento di Anna Maria Artoni, presidente di Confindustria Emilia Romagna, è in questo senso esilarante. La Artoni – peggio di qualsiasi altro suo collega – utilizza balbettandolo il seguente schema: l’Italia è a pezzi, la politica fa schifo e allontana gli elettori, la gemte è stufa, occorre un governo che governi. I furbetti di Viale dell’Astronomia giocano la carta del “noi non c’eravamo”. Carta che a dire il vero è molto di moda. Il “io non c’ero” lo dice pure Gianfranco Fini a proposito della Legge Bossi-Fini che ieri era perfetta e oggi è liberticida. Nessuno gli ricorda che era una legge razzista, discriminatoria e infame quando fu varata e lo rimane anche adesso. Siccome nessuno vuole essere scortese la carta truccata del “noi non c’eravamo” funziona e Confindustria la usa. Naturalmente i coraggiosi industriali italiani non c’erano quando si trattava di giocare la carta della finanza anziché dell’innovazione, non c’erano quando il ministro Sacconi sfornava  decreti e decretucci a loro favore, non c’erano quando si trattava di guadagnare e non reinvestire in innovazione. Gli industriali, veri cavalieri bianchi dell’Italia, sono stati – poverini – delle vittime della politica. Non importa che si siano abbondantemente spellate le mani ad applaudire Berlusconi per anni, tutto si dimentica. Adesso l’importante è cavalcare

Anna Maria Artoni

la carta dell’emergenza e accreditarsi come i salvatori della Patria. Ma Confindustria ha nel DNA questa politica della carta truccata. Giocò la stessa carta finanziando il giovane Mussolini per salvare l’Italia dai comunisti, giocò sempre la stessa carta per i lunghi anni del potere democristiano mungendo il Paese e foraggiando i politici. Gioca la stessa carta ora con Montezemolo. Basta prendere il più elegante del gruppo, quello con il sorriso da pubbliche relazioni, quello che si prendeva i soldi per mettere in contatto un facoltoso signore con Gianni Agnelli. Prendere un altro personaggio confuso come il professor Cacciari che lo incensi ed il gioco è fatto. Ecco un Montezemolo ripulito e pronto per l’uso.

A Sinistra si fa magari un sorriso compiaciuto. Forse nel PD qualcuno pensa che Montezemolo sia la carta per coagulare voti di centro strappati al Cavaliere divenuto impresentabile (ma impresentabile lo è sempre stato, solo che Confindustria se ne accorge pelosamente ora). Peppino Caldarola (ex DS, poi uscito. poi rientrato nel PD per appoggiare Veltroni nel PD, poi uscito ancora e dedito al giornalismo bipartizan firmando articoli a destra sul “Giornale” di Feltri e a sinistra sul “Riformista”) scriveva ieri sabato 27 novembre: “Non violo la sua riservatezza [ndr di Montezemolo] se scrivo di aver tratto l’impressione, nel corso di una cortese telefonata che ha voluto farmi a proposito di un mio corsivo apparso su “Mambo”, che in cuor suo la decisione l’abbia già presa ovvero sia disponibile ad accettare il rischio della sfida politica” e cosa dice l’aulico Caldarola a proposito del progetto di Montezemolo? Ovviamente solo tutto il bene possibile: “l’idea di fondo è quella di dar vita ad un rassemblement “centrale” in grado di coagulare i diversi riformismi e di chiamare a raccolta le forze vive del Paese”. Il compiaciuto Caldarola ci descrive allora – me lo immagino vestito da paggio mentre declama le lodi del futuro imperatore – come Montezemolo, attraverso il suo nuovo partito dei padroni, salverà l’Italia.

Peppino Caldarola

Naturalmente è d’obbligo enumerare le doti del futuro imperatore, tant’è che l’ineffabile Caldarola scrive intingendo la penna nell’inchiostro dell’adulazione: “Tutti gli riconoscono una grande amabilità, una capacità di comunicazione indiscutibile, competenza e prestigio internazionale. Non è un uomo di destra. In America sarebbe un liberal. I sindacati lo hanno visto interlocutore attento e disponibile. Attorno a lui da molti mesi si è aggregato un gruppo di intellettuali di assoluto prestigio, in gran parte giovani. È stato a lungo corteggiato dalla politica per ruoli di primo piano che ha sempre rifiutato”. Insomma un Cesare che ha rifiutato tre volte la corona ora – a malincuore – nel suo gessato da 3000 euro – è pronto a chinarsi sull’Italia e a salvarla sia da Berlusconi che dal pericolo rosso di Vendola.

Il minestrone di Montezemolo per Caldarola raccoglierebbe i voti a destra e al centro-sinistra. Lo stesso Montezemolo potrebbe diventare il capo del “Terzo Polo”, oppure ancora essere parte di un movimento generale di partiti avversi a Berlusconi. Insomma è venuto il momento in cui – come dice Caldarola in un eccesso di salivazione servile : “È giusto che governi non chi si è seduto sotto al pero aspettando la caduta del frutto ma chi ha scosso l’albero”. Non si sa bene quale albero abbia scosso il prode Montezemolo ma per l’adulante Caldarola i tempi sono maturi.

Insomma che sta accadendo? Mentre il pessimo governo Berlusconi vive la sua agonia da Basso Impero tra bunga-bunga e scene isteriche, sorge il sole nuovo del duce educato Montezemolo. Perché è questo che ci aspetta: un sorridente signore che nella vita ha avuto la fortuna di nascere con un ottimo cognome. Possiamo star certi che conosce tutte le difficoltà della vita dei concittadini che vorrebbe governare. Sarà senz’altro in grado di empatizzare profondamente con i cassintegrati (della anche sua) Fiat e con i ricercatori universitari precari. Non ci saranno conflitti di interessi perché il nostro prode Montezemolo come presidente della NTV (Nuovo Trasporto Viaggiatori) si asterrà da ogni concorrenza verso Trenitalia. Che importa se Montezemolo è membro dell’International Advisory Board di Citigroup. Abbiamo bisogno del quarto manager più pagato in Italia per governare le nostre sorti.

Purtroppo Montezemolo è di fatto un punto interrogativo. A parte proclami assolutamente vuoti di senso pratico e roboanti dichiarazioni sulla decadenza dell’Italia piani concreti non se ne sentono. Ma sarebbe poco generoso dire che Montezemolo non propone proprio nulla. Negli ultimi giorni si è interessato ai giovani facendo ben tre proposte che campeggiano nel sito della sua Fondazione Italia Futura:

a) proponiamo che il recupero dell’evasione venga utilizzato per ridurre l’imposizione. A cominciare proprio dai giovani.

b) suggeriamo di intervenire sull’accesso al credito, dando maggiori garanzie se l’imprenditore o la maggioranza dei titolari ha meno di 34 anni e non è titolare di impresa; sulla semplificazione fiscale, attraverso la completa esenzione dagli oneri fiscali per le nuove imprese in cui la maggioranza dei titolari abbia meno di 34 anni e non risulti già titolare di altre imprese; infine, sulla semplificazione normativa, con l’istituzione in maniera selettiva e non casuale di centri per l’imprenditoria giovanile.

c) proponiamo di aumentare drasticamente il numero di borse di studio: gli studenti più meritevoli dovrebbero poter accedere all’università senza dover pagare le tasse di iscrizione e ricevendo un modesto contributo per vitto e alloggio.

Non è una meraviglia? Voilà ecco come si risolvono i problemi dei giovani italiani. Non si sa bene come si recupererà l’evasione ma quello che si recupererà dovrà ridurre l’imposizione e una fetta toccherà anche ai giovani. Non si stanzia un budget speciale per i giovani, non si pensa ad una legge organica sull’accesso al lavoro. Ma per carità! I giovani se ne rimangano precari e sottopagati, se si riesce a rastrellare qualcosa allora una bricioletta andrà anche a loro. Per i giovani intelligenti invece una legge ad hoc. E chi sono gli intelligenti? Ovviamente quelli che vogliono mettersi in proprio visto che non li assume nessuno dato che le aziende se possono delocalizzano. Diamogli un incentivo e trasformiamo il disoccupato calabrese o campano in un batter d’agevolazione in un imprenditore. E per chi vuole studiare un regalo: una borsa di studio e un “modesto” contributo per vitto e alloggio. Il tic del padrone delle ferriere esce fuori rapido rapido: il contributo ha da essere “modesto”, che mangi poco, dorma poco e studi sodo il nostro studente.

Se il futuro dell’Italia è disfarsi di Berlusconi non posso che gioire. Se a posto del 74enne Silvio giungerà il nuovo che avanza ossia il 63enne Luca ci sarà comunque poco di cui stare allegri. Il Partito dei Padroni è pronto. Tu sei pronto al Partito dei Padroni?

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