Continuiamo a sorbirci il duello mediatico Fini-Berlusconi e continuiamo a non essere informati sulla crisi che adesso sta colpendo l’Irlanda e che – non appena ci dovesse essere una stabilizzazione – si sposterà sul Portogallo e sulla Spagna. La partita è drammatica. Dublino sta resistendo alle pelose offerte dell’Unione (o forse si dovrebbe dire della Germania). Pelose perché la Germania sta usando tutte le armi per piegare definitivamente la resistenza irlandese. La “cancelliera” Merkel con un tempismo sospetto ha dichiarato che il denaro necessario a salvare i vari Paesi in crisi devono essere trovati non solo tra i contribuenti ma anche tra i creditori. Un colpo da maestro che ha avuto l’unica conseguenza possibile: chi aveva in mano titoli di Stato irlandesi è corso immediatamente a venderli aggravando ulteriormente le cose. Ma perché gli irlandesi non voglioni gli aiuti europei? Per il semplice fatto che in cambio del prestito dovrebbero aumentare quella tassa del 12,5% sulle imprese di cui si è parlato nel post precedente. L’Irlanda dovrebbe scardinare l’intera architettura finanziaria che gli ha permesso di diventare la “tigre celtica” negli anni passati attirando i capitali stranieri. Dopo quattro finanziarie fatte di lacrime e sangue nessuno può più spremere gli irlandesi. Lo sanno perfettamente sia a Berlino che a Bruxelles. Più sacrifici di così non se ne possono fare. Alzare la tassa sulle imprese automaticamente porterebbe il capitale straniero fuori dall’Irlanda. Il prestito europeo ricapitalizzerebbe le banche ma sarebbe una cura apparente. Se Apple, Microsoft, Google portassero i loro soldi altrove per l’Irlanda la partita sarebbe veramente chiusa. Cosa se ne potrebbero fare a Dublino di banche risanate dai soldi europei se l’unica industria – quella finanziaria – morisse a causa dell’aumento della tassa? Gli osservatori scrivono che l’Irlanda dovrà cedere. Se lo farà la sua crisi durerà sino a quando – ed è improbabile che accada mai – in Irlanda non nasceranno industrie nazionali. L’Irlanda dal punto di vista dei liberisti si è trasformata in una nazione tra le più finanziariamente globalizzate. Ha seguito il modello islandese e non vuole finire come l’islanda (tornata ad essere una isola grande e insignificante economicamente). Senza che nessuno lo scriva chiaramente sui giornali la battaglia che si sta combattendo non è una battaglia per uscire dalla crisi. E’ uno scontro violento tra capitalismi destinato a ridisegnare la mappa economica dell’Europa. la Germania sta crescendo già ora con il ritmo del 3% ed è nella posiione di spazzare via i concorrenti di ieri. Tra questi c’era l’Irlanda.

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