Si tratta di un caso ma quasi un anno fa moriva Giovanni Arrighi. Questa nota, non pensata, come un ricordo lo diventa in modo inevitabile. Giovanni Arrighi era nato a Milano il 7 luglio 1937 da una famiglia di piccli imprenditori. Nel 1956 (quando il padre morì in un incidente d’auto) Arrighi decise di dedicarsi all’azienda e, per prepararsi a questo compito, si iscrisse alla Facoltà di Economia dell’Università Bocconi. Qui si trovò di fronte ad un corpo accademico ancora molto conservatore e liberale, poco toccato dalle teorie keynesiane che stavano materialmnte ricostruendo l’economia europea. Lo studio dell’economia dunque non fu in grado di aiutare Arrighi nel tentativo di dirigere l’azienda. Si risolse quindi a chiuderla e ad impiegarsi nell’impresa del nonno materno. Ne approfittò per studiare le dinamiche del lavoro che lo porteranno alla stesura della tesi di laurea, intitolata “Determinanti di efficenza in un’industria meccanica”. Come era in uso in quegli anni nell’Università, Arrighi venne nominato “assistente volontario” alla cattedra del suo docente. Dopo due anni in questa posizione ottenne una borsa di studio come lettore in economia all’University College of Rhodesia and Nyasaland (UCRN) a Salisbury (oggi Harare in Zimbabwe). Qui entrò in contatto con il sociologo Jaap Van Velsen. Qui dall’economia classica, Arrighi passò all’economia comparativa con venature interessanti di sociologia. Lo studio che Arrighi fece sullo sviluppo del capitalismo in Rhodesia non piacque alle autorità. Costretto ad andarsene dal Paese trovò un incarico all’Università di Dar es Salaam nel 1966. Nel 1969 ritornò in Italia all’Università di Trento e alla Scuola Superiore di Formazione di Sociologia di Milano. Con altri fondò il Gruppo Gramsci nel 1971. Nel 1972 il Gruppo – attraverso le colonne della rivista “Rassegna Comunista” – pubblicò le sue tesi nellequali sosteneva che che il capitalismo è un modo di produzione che normalmente produce crisi. Per certi versi questa affermazione sarà alla base di tutto il lavoro di studio di Arrighi nei trent’anni successivi. Nel 1973 il Gruppo Gramsci fondò la rivista “Rosso” e confluì in Autonomia Operaia. Arrighi non poteva trovarsi in sintonia con un gruppo che faceva dell’ortodossia marxista un feticcio e abbandonò il Gruppo. Era già evidente nel suo libro del 1978 (“Geometria dell’imperialismo”) che la sua idea del capitalismo differiva molto dai sacri testi marxisti. Il capitalismo per Arrighi, infatti, è il frutto dello scontro tra due poteri: il potere del territorio (leggi Stato) e il potere del denaro (leggi poteri economici). Stato e economia si scontrano in modo continuativo. Le crisi capitalistice sono il frutto di questa collaborazione forzata dove l’economia tenta di liberarsi dello Stato e lo Stato tenta di imbrigliare l’economia. Sullo sfondo di questo scontro le lotte delle classi dipendenti vengono più o meno utilizzate dai due attori capitalistici in scontro tra loro. Le lotte dei vari moviemnti operai o in genere anticapitalistici si muovono sullo sfondo del confronto tra Stato e economia, sono, involontariamente parte della lotta interna al capitale perché alla fin fine ne condividono la logica di sistema (in questo ad esempio una nuova coscienza che sostituisca al PIL il PIB sarebbe un passo in avanti per uscire dalla cornice della lotta intercapitalistica). Arrighi nel 1973 lascia Miano accettando un incarico nell’Università degli Studi della Calabria a Cosenza. Qui dirige un progetto di ricerca sulla economia calabrese. Sarà un lavoro magistrale che studierà lo sviluppo del capitalismo in un territorio periferico e quasi “ostile” antropologicamente alle logiche più stringenti del capitale. Mentre è in Calabria si avvicina al gruppo di pensatori della teoria del Sistema-Mondo pubblicando insieme a Samir Amin, Gunder Frank e Immanuel Wallerstein Dynamics of Global Crisis e Transforming the Revolution: Social Movements and the World System. Quando i due volumi videro luce Arrighi non era più in Calabria. Aveva accettato un incarico negli STati Uniti al dipartimento di Sociologia e al Fernand Braudel Center dell’Università di New York a Binghamton. In un ambiente favorevole e stimolante Arrighi produsse i suoi principali contributi: Il lungo XX secolo del 1994, Caos e governo del mondo del 1999 (in collaborazione con la mogle Bevrly J. Silver) e nel 1998, “Adam Smith a Pechino”. In Italia – a parte una presenza ad una trasmissione di Gad Lerner – non è mai stato troppo letto e studiato. Probabilmente perché tra i soi-disant economisti che scaldano le seggiole universitarie in questo Paese, la quasi totalità è più interessata a scondinzolare intorno a incarichi di collaborazione che a studiare. Secondariamente la poca fortuna di Arrighi è forse dovuta al fatto che per buona parte della sua vita (almeno a partire dagli anni Ottanta) le teorie liberiste l’hanno fatta da padrone. Così in questo Paese negli ultimi vent’anni ha avuto assai più stampa un allievo di Milton Friedman, Antonio Martino, che non Giovanni Arrighi.Giovanni Arrighi si è spento il 18 giugno 2009 a Baltimora a causa di un tumore.

Annunci