Prima di proseguire nel nostro excursus sulla teoria del Sistema Mondo è il caso di fare una panoramica sugli studiosi che, pur con diverse sfumature, ne fanno parte. A parte Immanuel Wallerstein di cui abbiamo già parlato e Gunder Frank di cui si è accennato

Samir Amin

dobbiamo ricordare i nomi di Samir Amin, Giovanni Arrighi, Christopher Chase-Dunn, Volker Bornschier, Janet Abu Lughhod, Thomas D. Hall, Kunibert Raffer. In questo post vorrei dire due parole su Samir Amin e nei successivi sugli altri che ho citato.
Samir Amin è un signore sull’orlo degli ottanta anni nato al Cairo da padre egiziano e da madre francese. Alla Francia è rimasto legato avendo studiato a Porto Said in una scuola superiore francese e avendo poi compiuto gli studi universitari a Parigi. Nella capitale francese arrivò nel 1947 dove frequentò i circoli del Partito Comunista e poi quelli degli ambienti maoisti. Fondò una rivista intitolata “Studenti Anticolonialisti” e si laureò con una tesi intitolata  sulle origini del sottosviluppo. Tornato in Egitto fu dapprima ricercatore presso l’Istituto per l’amministrazione economica e poi, a partire dal 1960 e fino al 1963, consigliere del ministro dello sviluppo economico del Mali a Bamako. Dal 1963 lavorò all’Istituto Africano di Sviluppo Economico e Pianificazione (IDEP) e contemporaneamente docente all’Università di Poitiers, di Dakar e di Parigi. Nel 1970 divenne direttore dell’IDEP. Nel 1980 lasciato l’IDEP divenne direttore del Forum del Terzo Mondo a Dakar.
Per Amin la posizione di forza delle nazioni è determinata da cinque monopoli:
Il monopolio della tecnologia supportata dalla capacità militare
Il monopolio sulla finanza globale
Il monopolio nell’accesso alle risorse naturali
Il monopolio sulla comunicazione e i media internazionali
Il monopolio sui mezzi di distruzione di massa

Questi cinque monopoli sono nelle mani del “centro” del mondo che tiene in stato di sudditanza la “periferia” attraverso le croniche condizioni di sottosviluppo causate da alcuni fattori:
predominanza del capitalismo agricolo
borghesie locali dipendenti dal capitale straniero
tendenza alla burocratizzazione
assenza di forme di proletarizzazione della forza lavoro locale.

Questi fattori (insieme a pesanti deficit statali e sbilanci profondi della bilancia dei pagmenti) hanno trasformato le periferie dal 1945 ad oggi in modo profondo. Il sud del mondo – per Amin – è caratterizzato da una rapida e caotica urbanizzazione; da una insufficiente capacità di produzione di cibo; da una burocrazia inefficiente, costosa e corrotta; da una distribuzione della ricchezza ad esclusivo favore delle elite locali; da un settore industriale insufficiente per crescita ed efficienza. Tutti questi elementi generano il bisogno – anch’esso cronico – di un costante aiuto estero.
Come si vede Amin nell’accettare la teoria di Wallerstein sull’esistenza di un “centro” e di una “periferia” e sulla diseguaglianza dei rapporti tra le due aree determinata dal capitalismo si concentra sulla situazione della “periferia”. La sua posizione è fortemente critica verso gli Stati Uniti riconosciuti come detentori dei cinque monopoli. La proposta di Amin è la sostituzione del mondo unipolare che conosciamo con una economia multipolare. In italiano sono state pubblicate molte delle sue opere. Per conoscerlo meglio suggerirei la lettura almeno di “Geopolitica dell’Impero” (Asterios, 2004), “Oltre il capitalismo senile per un XXI secolo non americano” (Punto Rosso, 2002), “Il virus liberale. La guerra permanente e l’americanizzzione del mondo” (Asterios, 2004). Si tratta di tre volumi più politici che economici in senso stretto nei quali la forza polemica è altissima e l’antiamericanismo molto acceso. Per una visione più tecnica delle sue teorie suggerisco “Il capitalismo nell’era della globalizzazione. La gestione della società contemmporanea” (Asterios, 1997). Per certi versi si può definire Amin il più politico tra gli studiosi del “Sistema Mondo” e il più militante.

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