Gli avvenimenti di queste ore hanno riesumato la parola “legittimità”. I fatti sono noti a tutti. La sentenza della Corte Costituzionale ha stabilito (ma attenzione: abbiamo solo un comunicato stampa) che la legge elettorale conosciuta come Porcellum è illegittima dal punto di vista costituzionale per quelle parti che introducono il premio di maggioranza e quelle che non danno facoltà agli elettori di esprimere il nome del proprio candidato. Da ciò alcuni deducono (Movimento 5 Stelle, alcuni esponenti di Forza Italia) che il Parlamento, eletto con quel sistema elettorale, è illegittimo a sua volta essendo stato generato da una legge incostituzionale. Quindi tutti a casa e nuove elezioni con la legge elettorale precedente, il Mattarellum.
Questa linea di pensiero non distingue due piani: la legittimità morale e la legittimità giuridica.
Da un punto di vista giuridico definire illegittimo il Parlamento è un non senso. Pur con una legge incostituzionale il voto dei cittadini è stato espresso in modo legittimo. Non è stata annullata la possibilità di esprimere un voto tra diverse forze politiche. Semmai questa possibilità è stata limitata e distorta in base alla legge oggi giudicata incostituzionale. Per questo motivo la Corte ha invitato questo Parlamento in carica a rivedere la legge. In più la pronuncia della Corte non può essere retroattiva. Se lo fosse si aprirebbe una situazione assurda, visto che (se non sbaglio) ben tre elezioni si sono tenute utilizzando il Porcellum. Sarebbero allora nulle tutte le leggi votate dagli ultimi tre parlamenti? Bisognerebbe riportare le lancette dell’orologio al giorno precedente l’introduzione del Porcellum? Ovviamente non si può fare. Per questo motivo invocare la illegittimità giuridica dell’attuale Parlamento è una grullagine.
Sul piano morale le cose sono diverse perché aperte a diverse valutazioni. Per esemplificare ci troviamo in una situazione assai simile alla vicenda che ha visto coinvolto il ministro Cancellieri e la famiglia Ligresti. In questo caso il ministro aveva la facoltà di interessarsi al caso di una persona detenuta? Ovviamente sì. Per ciò giuridicamente il suo interessamento non presenta criteri di illegalità. Moralmente però chiunque sa perfettamente che il ministro non è solito interessarsi con lo stesso ardore amicale del caso, poniamo, dell’oscuro detenuto con un cognome meno noto di quello della figlia di Ligresti. Perciò ciò che è giuridicamente lecito non è, automaticamente, moralmente lecito o, se volete, opportuno e desiderabile.
Questo Parlamento è legalmente legittimo ed opera nel pieno delle sue funzioni ma è moralmente e – soprattutto – politicamente illegittimo. Non è alle leggi che si dovrebbe far appello ma al senso di dirittura morale che i rappresentanti dei cittadini dovrebbero vantare. Che ciò sia una speranza ingenua non serve spiegarlo.
Ciò detto vi è un’altra questione. La pronuncia della Corte ha un sapore di ipocrisia netto e preciso. La Costituzione – che la Corte dovrebbe difendere e che molti utilizzano con feticismo politico – viene violata e cambiata a seconda delle strategie politiche e conservata laddove non interferisce con un più vasto disegno di adeguamento alle necessità del capitale. L’inserimento dell’obbligo del pareggio di bilancio è il maggiore scandalo in questo senso. Vale la pena ricordare alcuni fatti. Ad introdurre il principio del pareggio di bilancio nelle costituzioni delle nazioni aderenti alla UE è stato il Patto Europlus che – prestateci attenzione – non è un patto giuridicamente vincolante e che è stato adottato nel marzo 2011 senza alcuna consultazione popolare o altra forma democratica di assenso. Con esso ci si è accordati nel senso di recepire nelle Costituzioni l’obbligo del pareggio di bilancio. Appare chiaro che questa operazione di stravolgimento della Costituzione non ha trovato la Corte attenta ma, semmai, addormentata. Ma non basta. La direttiva 2011/85/UE entrata in vigore nel novembre 2011 ha fissato le regole tecniche. A questo si è aggiunto il Trattato sulla stabilità che conosciamo come fiscal compact che – ancora una volta – è stato concordato al di fuori della cornice giuridica dei Trattati – all’articolo 3 ha impegnato i Paesi contraenti a introdurre il pareggio di bilancio in Costituzione.
Ora, a me pare, abbastanza semplice dedurre da tutto ciò che il concetto di legittimità costituzionale è una favola da raccontare ai bambini prima di metterli a letto. E ciò perché o si difende la legittimità costituzionale o non la si difende. Non è possibile che la Corte Costituzionale, di fronte all’inserimento di una norma in Costituzione rimanga silente. Tanto più se quella norma non è frutto di Trattati legalmente vincolanti ma frutto di decisioni prese dai vertici dello Stato in accordo con i vertici della UE senza alcun controllo democratico. In questo caso non ha eccepito nulla il Presidente della Repubblica Napolitano che di queste manovre è consapevole complice. Il tutto votato da un Parlamento eletto con il Porcellum e quindi giuridicamente nel pieno delle sue funzioni ma politicamente delegittimato. Mentre a governare era Silvio Berlusconi. Quello stesso Silvio Berlusconi che oggi sta cercando di accreditarsi come “nemico dell’Euro” e che utilizzerà il tema della uscita dall’Euro come cavallo di battaglia per la sua campagna elettorale ci ha profondamente incistati dentro il meccanismo del fiscal compact. Poco importa che oggi qualche miserabile economista giochi e giocherà a fare l’utile idiota di Berlusconi. Quel che importa è che si sappia che gioire oggi per la decisione della Consulta significa non avere occhi per vedere che la Costituzione non è più la linea del Piave su cui costruire una difesa: la Costituzione è stata ed è violentata da una pletora di personaggi giuridicamente nel pieno delle loro funzioni e nel pieno di una illegittimità politica e morale.

PS. Potete consultare il Trattato sulla stabilità qui e il Patto Europlus qui.

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