Ci siamo presi una lunga pausa. Serviva per metabolizzare l’esperienza fatta sino a questo momento e per capire quale potesse essere la direzione giusta. Il problema che abbiamo avvertito era principalmente quello del rischio di lasciarci ingabbiare in una agenda che non ci appartiene e che viene dettata da altri.
Ci riferiamo in particolare alla questione dell’Euro. Nei mesi passati siamo stati presenti in questa discussione con un crescente senso di disagio. Ci sembrava – e ci sembra – che il dibattito intorno all’Euro abbia assunto due caratteristiche. La prima caratteristica è che essa sia animata da personaggi che, nella migliore delle ipotesi, appaiono fortemente opachi e, nella peggiore, decisamente non credibili. La crisi economica che stiamo vivendo tutti da molti anni avrebbe dovuto sollevare il velo sulle inconsistenze culturali della cosiddetta scienza economica e degli economisti. A nostro avviso paradossalmente, anziché essere travolti dalla crisi gli economisti hanno continuato ad essere visti come credibili punti di riferimento. Questa stranezza ha permesso, in Italia e non solo, ad alcuni soggetti di travestirsi. Travestimenti che sembrano essere efficaci. Tanto efficaci che oggi vediamo con un certo sgomento economisti che per anni hanno taciuto sul tema ergersi a fieri avversari dell’Euro. Con lo stesso sgomento abbiamo visto questi stessi economisti proporre ricette esondando dalla loro professione al campo della politica. Ci è parso incredibile leggere ammissioni di totale ignoranza delle teorie economiche marxiste e, contemporaneamente, proporre critiche bizzarre alla Sinistra. In un crescendo di ignoranza, malafede ed arroganza abbiamo assistito al crescere di personaggi che hanno usato tutto l’armamentario dei luoghi comuni per trasmettere immagini distorte della realtà. L’esempio più evidente è stato quello di assimilare la Sinistra al PD come se questo potesse essere oggi un partito della Sinistra. Abbiamo visto riemergere politici decotti e con sentenze passate in giudicato che, lungi dal prendere atto della propria impresentabilità, si propongono come animatori di salotti antieuro. E, negli ultimi tempi, sembra che si sia innescata la corsa, la gara a chi è più fermamente contrario all’Euro. Insomma ci è parso di essere dinanzi ad un 25 aprile che cancella tutti i fautori dell’Euro e li trasforma in interessati alfieri di quello che potrebbe diventare il prossimo “mainstream” politico-economico.
Laddove c’è odore di sangue accorrono iene ed avvoltoi. E le ultime notizie fanno credere fortemente che la “nuova” Forza Italia dell’immarcescibile Berlusconi utilizzerà a piene mani proprio la questione della “uscita dall’Euro” come elemento cardine per riprendere i consensi perduti.
A noi l’Euro non è mai piaciuto. Ciononostante gli antieuristi che sono spuntati in questi mesi ci piacciono ancora meno. A prescindere dalla sgradevolezza umana di alcuni, ci rimane forte la convinzione che quel che sta accadendo sia il tentativo di salvare i protagonisti del disastro economico con un mutamento di casacca in corsa. Il mantra del no-euro ha trovato nella Germania il nemico esterno per ricompattare forze sociali ed individui che dovrebbero sedere sul banco dei responsabili se non degli imputati. Degli economisti – improvvisamente e stranamente convertiti dopo anni di vita facile in convegni sponsorizzati dalla UE – abbiamo già detto. Ma sono storie personali tanto miserabili da essere risibili. Più grave è che l’opposizione anti-euro veda salvarsi una classe padronale che più che essere imprenditrice è stata prenditrice. Inetti capitani coraggiosi di grandi, medie e piccole dimensioni che hanno contribuito a smantellare lo stato sociale, a sfruttare i migranti per abbassare il costo del lavoro e ad arricchirsi per tutto l’abbondante decennio trascorso dalla introduzione dell’Euro. Ma questi soggetti hanno ottima compagnia. Una legione di bottegai e microimprenditori che, dal giorno dell’introduzione dell’Euro, hanno fissato il costo dei beni primari devastando il potere di acquisto prima ancora dell’arrivo della crisi. L’ultima tazzina di caffè pagata in vecchia valuta ci costò 1500 lire. Il giorno dopo ci si sarebbe aspettati di pagarla 0,77 euro ma era già a 0,80 perché l’arte di arrotondare è stata applicata con grande precisione. Da allora – e molto prima di qualsiasi crisi – il prezzo è arrivato ad un euro ed è notizia di questi giorni che (ma qui si può dar colpa alla crisi) salirà sino all’euro e cinquanta laddove già costa di più. Ma la tazzina del caffè è solo l’esempio più visibile della corsa all’arricchimento che alcune classi sociali hanno promosso in questi anni. Il tutto mentre le classi sociali più deboli – ossia quelle a reddito fisso – venivano lasciate scivolare verso il basso. Agli imprenditori e ai bottegai si sono aggiunti i politici che, anno dopo anno, hanno sposato le più infami teorie neoliberiste procedendo alla privatizzazione di settori vitali per il mantenimento dello stato sociale. Sino ad arrivare all’attacco frontale a beni indisponibili come l’acqua. La lunga stagione di un capitalismo liberato da ogni vincolo ha devastato assetti e magre sicurezze sociali. Giocando sulla pelle delle persone si è imbarbarito il mercato del lavoro precarizzando tutti e tutto. Si è promosso il darwinismo sociale mascherandolo dietro infami parole come “meritocrazia” e “concorrenza”. Si è fatta balenare l’idea di una società “aperta” alle possibilità individuali e pronta a promuovere il “merito”. Il tutto mentre l’ascensore sociale veniva bloccato distruggendo la scuola e l’università.
La composita falange degli antieuristi oggi vede il coagularsi di forze sociali e politiche reazionarie che, grazie al comodo alibi della Germania, possono presentarsi come i salvatori di una società che hanno ampiamente contribuito a smantellare. Gente che ha accumulato diritti sbarazzandosi di ogni dovere. Si riciclano intere professioni: dai banchieri agli amministratori locali che hanno giocato alla finanza tossica. I cattivi tedeschi stanno assolvendo tutti. Ed in questo clima fioriscono neo-nazionalisti che – giocando sulla falsità della scomparsa della Destra e della Sinistra – chiamano a raccolta indistintamente tutti sotto le bandiere di un neo-Risorgimento ancora più falso di quello che unificò l’Italia a beneficio delle classi dirigenti dell’epoca. L’opposizione all’Euro è diventata così una gigantesca arma di distrazione di massa. Non sono messi in questione i fondamenti disumanizzanti della società capitalista moderna, viceversa nessuno avanza il pensiero che sia la trasformazione del capitalismo il cuore del problema. La maggior parte degli antieuristi è saldamente ancorata agli stessi dogmi liberisti che apparentemente sembrerebbe combattere. Questa gente propone un capitalismo ben temperato, funzionante e efficace. L’obiettivo è far ripartire il PIL con la scusa che è la crescita che ci salverà.
E non è un caso che in questi mesi più di uno di questi miserabili personaggi abbia attaccato chi di questo capitalismo è da tempo critico. Lo schieramento anticapitalista vede oggi in prima fila sociologi ed antropologi come Gallino, Harvey, Sennett, Augé, Sassen e molti altri. Gente attiva da decenni e non da poco tempo. Gente che non ha mai avuto collusioni. Si è arrivati al punto di domandarsi se ci servono gli antropologi e i sociologi. Si è toccato così il fondo non solo della cattiva fede ma ci si è avventurati nella regione dell’infamia.
Purtroppo a Sinistra la reazione è stata flebile e, spesso, sorprendentemente contraddittoria. Alcuni hanno visto nell’antieurismo il “passaggio di fase”, la ruota dentata del capitalismo nella quale gettare sabbia per cominciare la rivoluzione. In questo modo si è soltanto cominciato a consumare un altro abbaglio, uno dei tanti della storia della Sinistra. Poiché la pancia della massa comincia a lamentarsi alcuni hanno pensato di intravvedere in questo il primo rumore di una rivolta popolare. Una rivolta da promuovere alleandosi con tutti i più improbabili compagni di viaggio. Anche qui si è spacciata la menzogna della fine delle ideologie. Si è teorizzato il “tanto peggio, tanto meglio”, si è riesumata l’idea di potersi alleare con gli scantinati dell’estrema destra. Il tutto rottamando concetti come l’antifascismo. Non tutto è però così sconsolante a Sinistra. Ci sono ancora molti che hanno ben chiaro come il carrozzone antieurista sia oggi solo una armata brancaleone di finti oppositori alle logiche del capitale. Hanno ben chiaro che si sta solo costruendo una “arca di Noé” per traghettare tutti sull’altra sponda del capitalismo. Molti a Sinistra hanno ben chiara l’idea che questa sia una fase di trasformazione del capitalismo. La terza fase dopo la grande crisi del 1873 e quella del 1929. Molti hanno ben chiaro che ciò che è crisi e sofferenza per le classi subalterne è trasformazione e potenziamento della macchina capitalista. A Sinistra c’è ancora un robusto numero di persone che non ha abboccato e non si è lasciata ipnotizzare dalla polemica antieurista e che non ha nessuna intenzione di partecipare all’aggiustamento del sistema. E questa è anche la nostra posizione: non siamo a favore dell’Euro e, contemporaneamente, pensiamo che l’Euro sia un aspetto operativo del capitalismo moderno. Crediamo sia un errore concentrare lo sforzo su un aspetto dell’intera macchina del capitale e non vogliamo essere complici del salvataggio di singoli e gruppi che portano su di sé la responsabilità dei disastri. Per questo non saremo complici di economisti furbescamente antieuristi  né reggicoda del sistema politico eurista. La critica o è complessiva o è miserabile tattica.
Non ci sono scorciatoie e neppure accelerazioni o tigri da cavalcare. Nulla può sostituire il noioso e lento lavoro di opposizione sistematica, personale, culturale, di massa, a questa idea di società. Non c’è un Palazzo d’Inverno cui dare l’assalto, c’è un modello di società disumana da scardinare, da mettere a nudo in ogni sua aspetto. Creando consapevolezza, riflessione, dibattito e, di conseguenza, opposizione.
Per questo dopo la nostra pausa abbiamo deciso di tornare a scrivere anche con la consapevolezza che si tratta soltanto di gocce di pensiero critico.
Operativamente molto di quello che abbiamo fatto in passato rimarrà. Si aggiungeranno nuove aree di discussione e nuovi argomenti. Abbiamo “arruolato” altre persone con altre competenze e speriamo di coprire aree che abbiamo trascurato in passato. A rileggerci.

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